Rapallo rivendica i “mascoli”
Rapallo rivendica i “mascoli”

Rapallo rivendica i “mascoli”

Articolo pubblicato su Il Secolo XIX

«La rivalità di campanile è giustificata, ma le tradizioni non si toccano. I “mortaletti”, come li chiamiamo noi, o “mascoli”, come il definiscono loro, non sono un’esclusiva di Recco, ma fanno parte della storia rapallese e nel Seicento si trovano in altre parti d’italia, soprattutto nel meridione, con documenti che confermano la loro presenza in Sicilia e in Puglia, a San Severo. Con queste parole i rappresentanti del Comitato dei Sestieri di Rapallo intervengono nel dibattito sul “mortaletto” ligure in occasione delle festività rec-chesi, dopo che alcuni rappresentanti della città del Golfo Paradiso hanno definito i mascoli: “una tradizione solo recchellina”.

“Abbiamo lavorato duramente insieme al massari di Recco per ottenere il riconoscimento da parte del Ministero dell’Intemo e per evitare che venisse cancellata la splendida tradizione del nostri panegirici – spiega Fabio Palazzi, segretario del Comitato dei Sestieri rapallesi – non ci sembra il caso di innescare vuote polemiche, ma non possiamo accettare che venga messa in dubbio la nobiltà della nostra tradizione legata ai “mortaletti” che ancora oggi realizziamo “in casa” e che vengono utilizzati per il panegirico in omaggio alla Madonna di Montallegro, che da quasi quattrocento anni si ripete il 2 luglio a mezzogiorno, ora in cui si mostro sul Mons Laetis nel 1557». I mortaletti liguri, o mascoli, che non hanno nulla a che vedere con i fuochi pirotecnici, hanno scritto la storia delle nostre comunità, sia costiere che collinari, salvando la vita a centinaia di tigullini, avvertendoli con il loro inconfondibile fragore che i vascelli saraceni erano vicini. «In seguito sono stati utilizzati per festeggiare i più disparati eventi di giubilo – afferma Palazzi – il primo documento storico rintracciabile, che comprova l’utilizzo dei “mortaletti” a Rapallo, è datato: 1619. Non sappiamo chi fu il creatore del “mortaletto” ma nel 1619 era già ben noto alla popolazione rapallese, a conferma di una tradizione difficile da sminuire e alla quale la nostra città è profondamente legata».